Agri 90 – Farina Gialla di Storo

LE TRADIZIONI E LE PASSIONI DI AGRI 90.

Farina Gialla di Storo Polenta

L’ORO ROSSO DI STORO: PER CUCINARE LA VERA POLENTA DI MONTAGNA

Antica come le tradizioni della nostra terra, schietta e genuina come la gente che la abita, questa è la Farina Gialla di Storo.

Dal caratteristico granoturco Nostrano di Storo, le pannocchie, raccolte alle prime brume d’ottobre e poi asciugate dai secchi venti di montagna, vengono lentamente macinate per conservarne intatti i principi nutritivi e seduzioni di profumi, sì da farVi assaporare la vera “polenta di montagna”.

QUANDO IL GRANOTURCO NON ERA IL RE

La storia alle spalle di Agri 90

Oggi il “formentàss” ha invaso tutta la campagna, ma una volta mica era così. La lavorazione aveva i suoi ritmi, precisi ed intoccabili.

Quaranta o cinquanta giorni dopo la semina, “se scarpava fo l’erba”: non c’erano i diserbanti.
“I veci i fava su i mucli, e i giuagn avanti e ‘ndré a portar stevài de erba”. Si toglievano le cime per il tempo in cui le vacche venivano dal monte, d’inverno.

Dalle foglie si facevano mazzetti che venivano portati sul solaio. A quel punto in cima al “malgàs” rimaneva solo la pannocchia, perchè si era usato tutto il resto. Si tiravano su anche gli “scartòs” in cui non c’era dentro niente.

Quando dicevi al nonno: “Ma qui non c’è dentro niente”, ti guardava e ti rispondeva: “L’asino mangia anche questo!”. Dagli torto! In Cooperativa c’erano due “moliner”: uno macinava di giorno e uno di notte. È da tenere presente che si macinava molto, e si macinava pure il frumento. Era una Storo povera, ma solidale.

A Santa Lucia le famiglie davano un “masol de formentàss” ai frati (da un “masol” si ricavavano tre polente).

In mezzo al formentàss seminavano anche i fagioli, così quando si raccoglieva il grano si raccoglieva anche il “bagiàne”. In generale si metteva un campo di patate, uno di frumento e due di granoturco. Che aveva molto terreno ne metteva anche tre.

Le incombenze in campgna erano molte. Il lavoro era lento, e servivano braccia. Allora “ci si rendeva il tempo”. “Sgarbàr”“scartociàr”“tirar su l’tabàc”… A zappare un campo ci si metteva anche una settimana, quindi bisognava essere in cinque o sei. Ecco che ci si rendeva il tempo. Le famiglie si mettevano assieme: spesso erano i parenti, ma non necessariamente.

Le donne preparavano il pranzo, che i bambini portavano al campo.

IL MULINO COPERATIVO

Era il 1921 e la Grande Guerra era ancora un ricordo fresco. Storo, diventata come tutto il Trentino italiana da pochi anni, sentiva la necessità di progredire sul piano economico. E il progresso passava ancora una volta, com’era accaduto trent’anni prima, attraverso la cooperazione.

Nel cortile della Famiglia Cooperativa, con accesso da via Marconi, accanto alla pistoria, fu costruito il primo mulino: si potevano macinare granoturco, grano tenero e fagioli fatti seccare sul forno del pane della pistoria del dare al bestiame. Era nato il primo mulino cooperativo di Storo, cui potevano accedere tutti i soci e la popolazione a condizioni favorevolissime.

L’attenzione della Famiglia Cooperativa per il mondo agricolo era molto forte: d’altra parte si viveva ancora in una società contadina. Così nel 1926, oltre a costruitre moderni forni per la pianificazione, la Cooperativa iniziò pure il commercio collettivo dei prodotti agricoli dei soci.

Nel 1950 la Famiglia Cooperativa acquista un’area in località “Palàs” dove sorgerà il nuovo mulino a cilindri che avrebbe fatto il suo onorato lavoro per decenni per la comunità di Storo e dei dintorni fino ai giorni nostri.

Generazioni di piccoli coltivatori di Storo, Darzo, Lodrone, Baitoni e Condino varcarono quella porta dai vetri smerigliati, entrando nel regno del profumo di farina. Arrivavano prima con i carri trainati dall’asino o dal cavallo, poi con trattori, Apecar e giardinette.

Sul finire degli anni Ottanta la Famiglia Cooperativa decise che era giunto il momento si specializzarsi nella vendita dei prodotti al minuto, lasciando ai produttori il compito di macinare e di vendere il grano, che nel frattempo aveva perso l’importanza di un tempo e si era ridotto di molto nella quantità coltivata.

L’agricoltura agli agricoltori, insomma. E’ del 1989 la promozione di incontri con gli agricoltori, con il preciso scopo di sensibilizzarli ad attivarsi per costituire una Cooperativa separata ed autonoma. Il progetto andò in porto e nel 1991 nasce Agri Novanta, cui venne ceduto in affitto l’edificio del mulino.

Nel 1998 Agri 90, diventata ormai autonoma a tutti gli effetti, acquistò l’edificio del mulino dalla Famiglia Cooperativa, affrancandosi completamente dall’azienda che aveva spinto per la sua nascita.

FORMANTASS SUI SPERGOI

Il granoturco sui balconi

Incastonato nella Valle del Chiese Storo ospita ogni anno una suggestiva manifestazione, frutto dell’antica tradizione contadina.

Ogni anno i caratteristici balconi in legno del Borgo si colorano d’oro esibendo incantevoli scenografie dove la pannocchia di mais è la protagonista.

AGRI 90

Dal 1991 a Storo nella Valle del Chiese

Il sole sta tramontando dietro le montagne che incorniciano ad ovest la piana di Storo, giovedì 27 giugno del 1991, quando arrivano alla spicciolata nella biblioteca comunale storese trentasei soci, come si dice nel linguaggio della burocrazia, compaiono davanti al notaio Luigi Maria d’Argenio, per dar vita alla Cooperativa agricola Agri 90.

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